Assistenza penale — reperibile h24

Doping e calcioscommesse: reati sportivi e difesa penale

Avv. Massimo Romano · aggiornato al 14/08/2026

Il doping è punito dall'art. 586-bis c.p. con dolo specifico di alterare le prestazioni agonistiche. Le frodi sportive e le scommesse illecite sono punite dalla legge 401/1989. Entrambi i reati si affiancano alle sanzioni dell'ordinamento sportivo, che ha giurisdizione disciplinare parallela.

L’angolo: due ordinamenti, una vicenda

Chi affronta un procedimento per doping o per frode sportiva si trova davanti a due procedure parallele e indipendenti:

  1. Procedimento penale davanti al Tribunale ordinario: si applica il codice penale (art. 586-bis) e la legge 401/1989. Pene detentive e pecuniarie.

  2. Procedimento disciplinare davanti agli organi federali e al Tribunale Nazionale Antidoping: si applica il Codice WADA e le norme federali. Squalifiche, inibizioni, revoca dei titoli.

I due procedimenti non si bloccano a vicenda: non c’è ne bis in idem tra ordinamento statale e ordinamento sportivo. La strategia difensiva deve essere coordinata — dichiarazioni rese in sede disciplinare possono essere usate nel procedimento penale se rese volontariamente.

Le norme principali

CondottaNormaPena
Utilizzo sostanze dopantiArt. 586-bis c.13 mesi – 3 anni + multa
Somministrazione ad atletiArt. 586-bis c.23 mesi – 3 anni + multa
Commercio clandestino (con dolo specifico)Art. 586-bis c.72 – 6 anni + multa
Frode sportivaL. 401/1989 art. 1Fino a 3 anni
Scommesse clandestineL. 401/1989 art. 4Fino a 3 anni

Il dolo specifico: il punto critico del 586-bis

La fattispecie dell’art. 586-bis, comma 7, non incrimina più la commercializzazione tout court di sostanze dopanti, ma solo quella in cui l’agente si prefigge lo scopo di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti, indipendentemente dall’effettivo conseguimento di tale finalità.

Il dolo specifico richiede:

  • la conoscenza che la sostanza è vietata (o idonea ad alterare le prestazioni);
  • la finalità specifica di alterare le prestazioni di un atleta.

La difesa lavora su entrambi gli elementi. Un integratore acquistato in palestra contenente sostanze non dichiarate può escludere il dolo se l’atleta non era a conoscenza della composizione. Un medico che prescrive un farmaco terapeutico senza sapere che è in lista WADA può contestare il dolo specifico.

Il 586-bis non richiede l’attività agonistica

Per la configurabilità del delitto di detenzione di sostanze anabolizzanti non è richiesto che l’attività sportiva sia svolta a livello professionistico o comunque agonistico.

Ne discende che il body builder amatoriale che detiene anabolizzanti con la finalità di alterare le proprie prestazioni fisiche integra il reato. Non è necessario che si tratti di un atleta agonistico o professionista.

Tuttavia la finalità deve essere quella di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti — e la distinzione tra attività agonistica e attività ricreativa è rilevante in relazione al dolo specifico richiesto.

La legge 401/1989: frode sportiva e scommesse

La legge 401/1989 ha due anime:

Art. 1 — Frode in competizioni sportive: chiunque offre, promette o dà denaro o altra utilità a un partecipante (atleta, allenatore, arbitro) per condizionare il risultato della competizione. Il reato richiede che l’azione sia compiuta prima o durante la competizione. Il tentativo è punibile.

Art. 4 — Esercizio abusivo di gioco e scommesse: partecipare in Italia a scommesse su eventi sportivi gestiti da soggetti non autorizzati dal Ministero dell’Economia. L’abitualità aggrava la pena.

Nei casi di calcioscommesse i due articoli concorrono spesso con la corruzione (art. 318/319 c.p.) quando i pagamenti agli atleti o agli arbitri sono qualificabili come dazione indebita.

I campioni antidoping e la catena di custodia

La prova del doping parte sempre da un campione biologico — urine o sangue — raccolto secondo protocolli precisi. La catena di custodia del campione è il primo terreno di contestazione:

  • il campione è stato prelevato rispettando le procedure WADA?
  • il sigillo del flacone B era integro?
  • l’analisi è stata eseguita in un laboratorio accreditato WADA?
  • le eventuali anomalie nel campione A sono state confermate dal campione B?

Ogni irregolarità procedurale nella raccolta o nell’analisi è argomento difensivo sia in sede disciplinare sia in sede penale.

Il doppio binario: strategie coordinate

La gestione strategica del doppio procedimento richiede attenzione particolare:

  1. Dichiarazioni in sede federale: rese volontariamente in un procedimento disciplinare, possono essere acquisite nel processo penale. Non si applicano le garanzie dell’art. 64 c.p.p. perché il procedimento federale non è penale. L’assistito va avvertito.

  2. Sospensione cautelare: in sede federale la sospensione cautelare arriva spesso prima della misura cautelare penale. Ha effetti devastanti sulla carriera. La strategia difensiva deve tenere conto di entrambi i fronti.

  3. Acquiescenza alle sanzioni disciplinari: in alcuni casi accettare la sanzione disciplinare è preferibile al dibattimento penale. Ma l’acquiescenza può essere letta come ammissione nel processo penale. Va sempre valutata con il difensore penalista.

Casi pratici

Caso 1 — atleta con integratore contaminato

Situazione. Atleta positivo al controllo antidoping per sostanza trovata in un integratore acquistato legalmente.

Attività svolta. Verifica della composizione del prodotto al momento dell’acquisto, documentazione che la sostanza non era dichiarata sull’etichetta, perizia sulla contaminazione del lotto.

Esito. Dolo specifico esaminato sulla conoscenza effettiva della composizione del prodotto.

Caso 2 — medico sportivo e somministrazione

Situazione. Medico di una squadra sportiva contestato per somministrazione di sostanze dopanti.

Attività svolta. Verifica della lista WADA al momento della prescrizione, analisi del fine terapeutico vs. fine di alterazione delle prestazioni, esame della posizione rispetto agli atleti adulti e consenzienti.

Esito. Dolo specifico esaminato sul fine della somministrazione.

Caso 3 — calcioscommesse

Situazione. Calciatore contestato per frode sportiva e scommesse su partite proprie.

Attività svolta. Verifica del nesso tra la condotta sul campo e le scommesse, distinzione tra frode sportiva e semplice scommessa, analisi della procedura 401/1989 e del procedimento federale parallelo.

Esito. Coordinamento tra difesa penale e difesa disciplinare.

Dove si costruisce la difesa

  1. Dolo specifico: conosceva le sostanze? Aveva la finalità di alterare le prestazioni?
  2. Lista WADA: era quella sostanza vietata in quel momento?
  3. Catena di custodia: il campione antidoping è stato prelevato e conservato correttamente?
  4. Attività agonistica: è rilevante per il dolo specifico, non per la fattispecie base.
  5. Doppio ordinamento: dichiarazioni in sede federale usabili in penale.
  6. Frode sportiva: il pagamento era prima della competizione e finalizzato al risultato?
  7. Scommesse: il bookmaker era autorizzato?

La questione di legittimità costituzionale: stato dell’arte

La Cassazione ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione sull’abolitio criminis parziale per il commercio di sostanze senza dolo specifico (ord. 26326/2020). La Corte non si è ancora pronunciata definitivamente al momento della redazione.

Nei procedimenti per commercio di sostanze anabolizzanti la questione va sempre sollevata, chiedendo la disapplicazione della norma per la parte abrogata dalla l. 376/2000. Un processo aperto sotto la vecchia norma che ha continuato sotto il 586-bis senza valutare l’abolitio criminis parziale è potenzialmente viziato da retroattività sfavorevole.

Il traffico internazionale di sostanze dopanti

Molte sostanze dopanti vengono importate da paesi dove non sono soggette a controllo (Cina, India, paesi dell’est europeo). L’importazione integra autonomamente il commercio clandestino ex art. 586-bis comma 7 se accompagnata dal dolo specifico.

Le indagini coinvolgono spesso la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane, e la cooperazione internazionale (Interpol, Europol) per tracciare le filiere. La difesa deve verificare la catena di custodia dei campioni sequestrati alla dogana e la documentazione dell’importazione.

NADO Italia e le procedure antidoping

Il NADO Italia (Organismo Nazionale Antidoping) gestisce i controlli e i procedimenti disciplinari in Italia. Le sue decisioni sono appellabili al CAS (Corte Arbitrale dello Sport) di Losanna, che applica le norme WADA e il Codice Mondiale Antidoping.

La difesa in sede NADO e CAS è distinta dalla difesa penale ma deve essere coordinata. I principi di diritto applicati sono diversi: il CAS può applicare la presunzione di responsabilità dell’atleta (inversione dell’onere della prova), che non sarebbe ammissibile nel processo penale italiano.

La difesa penale non può ignorare il procedimento CAS: le dichiarazioni rese davanti agli organi sportivi in sede di audizione possono essere trasmesse alla Procura se la NADO o il CAS ne ritengono opportuna la segnalazione. La segnalazione non avviene automaticamente, ma il coordinamento tra i due procedimenti va pianificato fin dall’inizio, prima che qualsiasi dichiarazione venga resa in qualunque sede.

Un profilo finale riguarda le misure di sicurezza applicabili in caso di condanna per doping: la legge prevede l’interdizione dall’esercizio di attività legate allo sport per un periodo determinato. Per i medici, la condanna comporta anche la valutazione disciplinare dell’Ordine professionale. La strategia processuale deve tenere conto di questi effetti accessori, che spesso pesano sulla carriera più della pena principale e orientano la scelta tra rito abbreviato, patteggiamento e dibattimento.

Domande frequenti

Che cosa punisce l'art. 586-bis c.p. sul doping?

Punisce l'utilizzo di farmaci o sostanze vietate per alterare le prestazioni agonistiche, la somministrazione ad atleti, e il commercio clandestino delle stesse. Il reato richiede il dolo specifico: il fine di alterare le prestazioni agonistiche. Non è richiesto che l'esito della competizione venga effettivamente alterato.

Il commercio di anabolizzanti senza il fine sportivo è reato?

Con l'introduzione dell'art. 586-bis (2018) è stata introdotta la condizione del dolo specifico. La condotta di commercio di sostanze dopanti non è più punita se commessa in assenza del fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti, realizzandosi in quel caso una parziale abolitio criminis rispetto alla legge 376/2000. Tuttavia: il commercio senza prescrizione medica può integrare altre norme sanitarie.

L'attività sportiva deve essere agonistica?

No. Per la configurabilità del delitto di detenzione di sostanze farmacologicamente o biologicamente attive (cosiddetti anabolizzanti), non è richiesto che l'attività sportiva sia svolta a livello professionistico o comunque agonistico. (Cass. 29957/2024, conforme a 16437/2020). Il reato può riguardare anche sportivi amatoriali.

Chi risponde nel doping: solo l'atleta?

No. La norma colpisce chiunque sia coinvolto: il medico che prescrive, il preparatore fisico che somministra, il commerciante che rifornisce, il dirigente sportivo che organizza. L'atleta che assume consapevolmente è anche lui soggetto attivo. Il doping è reato a soggettività attiva indifferenziata.

Che cosa punisce la legge 401/1989 sulle frodi sportive?

L'art. 1 punisce chiunque offra o prometta denaro o altra utilità a un partecipante a una competizione sportiva per conseguire un risultato diverso da quello corrispondente al leale svolgimento della competizione (la frode sportiva). L'art. 4 punisce invece le scommesse clandestine e la partecipazione a scommesse su eventi sportivi gestiti da bookmaker non autorizzati.

Il calcioscommesse è punito dalla legge 401/1989?

Sì. Chi combina il risultato di una partita per condizionare le scommesse integra sia la frode sportiva (art. 1 l. 401/1989) sia, se ha effettuato scommesse sull'esito, il reato di esercizio abusivo di gioco. In molti casi concorre anche la corruzione se il meccanismo coinvolge pagamenti a calciatori o arbitri.

Che differenza c'è tra ordinamento statale e ordinamento sportivo?

Sono due ordinamenti paralleli. L'ordinamento sportivo (CONI, NADO, federazioni) infligge sanzioni disciplinari: squalifiche, inibizioni, revoca risultati. L'ordinamento statale infligge pene penali: reclusione, multa. Le due procedure sono indipendenti e non producono ne bis in idem: la assoluzione penale non impedisce la sanzione sportiva e viceversa.

Quali sono le pene per il doping?

Per l'utilizzo e la somministrazione: reclusione da 3 mesi a 3 anni e multa da 5.000 a 150.000 euro. Per il commercio: reclusione da 2 a 6 anni e multa da 10.000 a 150.000 euro. Per i casi aggravati (minori, dirigenti sportivi): pene aumentate.

L'autodoping dell'atleta è reato?

Sì, ma con distinzioni. L'atleta che assume consapevolmente le sostanze vietate è soggetto attivo del reato. Ma la difesa può lavorare sul dolo: se l'atleta non sapeva che la sostanza era vietata (integrato in un integratore), manca la consapevolezza. La lista WADA delle sostanze vietate è il riferimento, ma la sua applicazione richiede la conoscenza effettiva dell'atleta.

La questione di legittimità costituzionale del 586-bis è stata decisa?

La Cassazione ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione sulla parte del comma 7 relativa al commercio con dolo specifico (ord. 26326/2020). La Corte Costituzionale non si è ancora pronunciata definitivamente. Nei procedimenti per commercio di sostanze dopanti la questione sull'abolitio criminis parziale rimane aperta e va sempre sollevata.

La 401/1989 si applica anche agli esports?

La legge 401/1989 si applica alle competizioni sportive. La definizione di 'competizione sportiva' è in espansione: alcune federazioni di esports sono già riconosciute dal CONI. Ma la giurisprudenza non si è ancora consolidata sull'applicabilità della 401 agli esports. È una questione aperta che nei prossimi anni produrrà pronuncie significative.

Su che cosa si imposta la difesa?

Sul dolo specifico (conosceva le sostanze? aveva la finalità di alterare le prestazioni?), sulla catena di custodia dei campioni antidoping, sulla lista delle sostanze al momento del fatto, e sulla distinzione tra i due ordinamenti per evitare strategie contraddittorie nelle due procedure parallele.

Domande di approfondimento

Guide correlate

Avv. Massimo Romano — penalista cassazionista, Ordine degli Avvocati di Napoli n. 14553, patrocinante in Cassazione dal 23 ottobre 2015.