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Riesame e revoca delle misure cautelari

Avv. Massimo Romano · Ordine di Napoli n. 14553

Tre strade diverse, e non sono alternative

Chi ha subito una misura cautelare pensa a una cosa sola: farla togliere. Le vie però sono tre, con presupposti e tempi diversi.

Riesame — impugnazione dell’ordinanza. Termini brevissimi che decorrono dall’esecuzione o dalla notifica. Si contesta il provvedimento com’è, sugli atti che il giudice aveva.

Revoca o sostituzione — non ha termini di decadenza e si propone quando mutano le condizioni: nuovi elementi, attenuazione delle esigenze, tempo trascorso, situazione personale cambiata.

Appello cautelare — contro i provvedimenti diversi dall’ordinanza applicativa, compresi i rigetti delle istanze di revoca.

La scelta non è di preferenza: dipende da che cosa si vuole contestare e da quanto tempo è passato.

Che cosa si discute davvero

Non la colpevolezza. È il fraintendimento più comune, e porta a impostare la difesa nel modo sbagliato.

Il tribunale del riesame verifica due cose:

  • i gravi indizi di colpevolezza — non la prova, ma la loro consistenza e la tenuta del ragionamento del giudice;
  • le esigenze cautelari — pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione — e la proporzionalità della misura rispetto a esse.

Ne discende che gli elementi utili sono quelli che incidono sull’esigenza: lavoro, domicilio stabile, legami familiari, assenza di precedenti rilevanti, tempo trascorso dai fatti, condotte successive.

Contestare il merito dell’accusa in quella sede consuma spazio senza produrre risultato — e anticipa temi che avranno una sede propria.

Le tre esigenze, e come si aggrediscono

Inquinamento probatorio. È l’esigenza che si esaurisce prima: quando le prove sono state acquisite, il pericolo si riduce. Va documentato lo stato delle indagini.

Pericolo di fuga. Si contesta con il radicamento: residenza stabile, lavoro, famiglia, assenza di disponibilità all’estero, comportamento tenuto prima della misura.

Reiterazione. È la più resistente, e richiede elementi concreti: cessazione dell’attività da cui derivava il rischio, mutamento della situazione, tempo trascorso senza fatti nuovi.

La motivazione dell’ordinanza

È un terreno autonomo, e spesso il più fruttuoso.

Vanno verificate l’autonoma valutazione del giudice rispetto alla richiesta del pubblico ministero, l’esistenza di una motivazione effettiva su ciascuna esigenza, la proporzionalità rispetto al fatto e la considerazione di misure meno afflittive.

Un’ordinanza che riproduca la richiesta senza valutazione propria, o che motivi le esigenze in termini generici, è censurabile a prescindere dal merito.

Che cosa serve portare

Il tempo è pochissimo, e questi documenti valgono più di qualunque argomento:

  • contratto di lavoro e buste paga, o documentazione dell’attività;
  • titolo del domicilio proposto: contratto, atto, dichiarazione di ospitalità;
  • stato di famiglia, carichi familiari, iscrizioni scolastiche dei figli;
  • documentazione sanitaria, se rilevante ai fini della compatibilità;
  • certificati e documentazione dei precedenti, se favorevole;
  • l’ordinanza e gli atti già ricevuti.

Chi propone gli arresti domiciliari deve portare un domicilio verificabile, e il consenso di chi vi abita.

Che cosa faccio

Verifico i termini e la loro decorrenza: è il primo controllo, e in questa materia decide tutto.

Esamino l’ordinanza e gli atti trasmessi.

Individuo la strada: riesame, revoca o appello, secondo quello che si vuole contestare.

Costruisco la posizione cautelare con documenti, non con dichiarazioni.

Propongo una misura alternativa concreta, quando la revoca integrale non è realistica: è spesso il risultato ottenibile.

Assisto in udienza e, ove ricorrano i presupposti, in cassazione.

Se la misura viene revocata

Va valutata la posizione anche in relazione alla riparazione per ingiusta detenzione, che ha un termine di decadenza proprio e non si recupera. È una verifica da fare subito, non a procedimento concluso.

Come si svolge l’incarico

Primo contatto gratuito e coperto dal segreto professionale.

Incarico scritto, compenso secondo i criteri del D.M. 55/2014 e successive modificazioni. Nessuna previsione sull’esito prima dell’esame dell’ordinanza, e nessuna promessa: l’esito dipende dagli atti.

Dove e quando

Sedi con ricevimento a Napoli, Roma e Milano; nel resto d’Italia per domiciliazione. Reperibile anche di notte e nei festivi, perché i termini del riesame non si fermano nel fine settimana.

Le guide su questa materia