Appello e ricorso per cassazione
L’inammissibilità è diventata la regola
Due riforme hanno reso l’impugnazione un atto tecnicamente rigoroso: i motivi devono essere specifici, le forme sono vincolate, e i vizi di forma non si sanano.
Un’impugnazione dichiarata inammissibile non produce solo la perdita del grado: consolida la sentenza e, in cassazione, comporta anche conseguenze economiche.
Ne discende che la prima valutazione non è come impugnare, ma se.
La valutazione preliminare
Va fatta sulla motivazione della sentenza, non sul dispositivo, e prima che i termini decorrano del tutto.
Le domande sono tre. Esistono motivi specifici — cioè censure che indicano il punto della decisione, la ragione della critica e l’elemento che la sostiene? Il vizio è di quelli deducibili in quel grado? Il risultato ottenibile giustifica il rischio e il tempo?
Un appello proposto per non lasciare nulla di intentato è una scelta legittima solo se chi lo propone sa che cosa comporta.
Che cosa cambia fra appello e cassazione
Appello — si riesamina il merito, ma non integralmente: si discutono i punti devoluti con i motivi. La riforma di un’assoluzione ha regole proprie, fra cui la rinnovazione della prova dichiarativa. Esiste inoltre la possibilità del concordato sui motivi, che chiude il grado con un accordo sulla pena.
Cassazione — non si riesamina il fatto. Si deducono violazioni di legge e vizi della motivazione nei casi tipizzati. È un giudizio di legittimità, e scriverlo come un appello significa scriverlo inammissibile.
I terreni che producono risultato
Vizi della motivazione: mancanza, contraddittorietà, manifesta illogicità. Non il dissenso sulla valutazione, ma il difetto strutturale del ragionamento.
Violazioni di legge processuale che si riflettono sulla decisione: notificazioni, processo in assenza, utilizzabilità degli atti, competenza.
Qualificazione giuridica del fatto, quando la sussunzione è errata.
Trattamento sanzionatorio: bilanciamento delle circostanze, continuazione, commisurazione, pene accessorie, sospensione condizionale.
Quest’ultimo è il terreno più sottovalutato: produce risultati concreti anche quando la responsabilità non è in discussione.
Che cosa faccio
Verifico i termini e la loro decorrenza dal deposito della motivazione.
Esamino la sentenza e gli atti del giudizio.
Individuo i motivi effettivamente deducibili, e scarto quelli che non lo sono: un motivo inammissibile indebolisce anche gli altri.
Redigo l’atto nelle forme richieste, che sono vincolate e non sanabili.
Assisto in udienza, nei casi in cui la trattazione lo prevede.
Valuto il concordato in appello, quando il risultato ottenibile lo rende preferibile al rischio del giudizio.
Che cosa serve portare
- la sentenza con la motivazione depositata;
- la comunicazione di deposito, che segna la decorrenza;
- gli atti del giudizio già in possesso;
- il verbale delle udienze, se disponibile;
- l’indicazione di che cosa, secondo l’assistito, non è stato considerato.
L’ultimo punto non è una formalità: spesso indica il motivo che non emerge dalla lettura della sentenza.
Se il termine è già scaduto
Restano rimedi specifici — restituzione nel termine, rescissione del giudicato nei casi previsti, revisione quando ricorrano i presupposti — ma sono strumenti straordinari, con requisiti stretti.
Vanno valutati subito: anche questi hanno termini.
Come si svolge l’incarico
Primo contatto gratuito e coperto dal segreto professionale, con la valutazione preliminare sulla praticabilità dell’impugnazione.
Incarico scritto, compenso secondo i criteri del D.M. 55/2014 e successive modificazioni.
Quando la valutazione è negativa lo dico: proporre un’impugnazione destinata all’inammissibilità non è un servizio, è un costo aggiunto a un danno.
Dove e quando
Sedi con ricevimento a Napoli, Roma e Milano; nel resto d’Italia per domiciliazione. Patrocinio in Cassazione dal 23 ottobre 2015.
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