Diritti del detenuto: cosa si puo' pretendere

I diritti del detenuto non vengono meno con la detenzione: se ne perde l'esercizio libero. Salute, istruzione, lavoro, culto e rapporti familiari restano tutelati.

▶ Risposta diretta

Chi è detenuto non perde i propri diritti: ne perde l'esercizio libero. Restano il diritto alla salute, all'istruzione, al lavoro, alla pratica religiosa, all'informazione, ai rapporti con la famiglia — esercitati con le modalità compatibili con la detenzione.

La distinzione non è teorica: ciò che è un diritto si pretende, ciò che è un beneficio si chiede. Confonderli porta a subire come concessioni cose che sono dovute.

La prima decisione che pesa su tutto il percorso è l'assegnazione all'istituto, perché condiziona contatti familiari, attività disponibili e possibilità trattamentali.

Avv. Massimo RomanoAvvocato penalista cassazionista

Ordine degli Avvocati di Napoli n. 14553 · Albo Speciale per il patrocinio in Cassazione dal 23 ottobre 2015 ·

Quali diritti restano a chi è detenuto?

Conoscerla serve a distinguere ciò che si può pretendere da ciò che si può soltanto chiedere.

La salute è il diritto più pieno: accesso alle cure, continuità terapeutica, visite specialistiche, e la valutazione della compatibilità fra condizioni di salute e regime detentivo, che in casi determinati incide sulla permanenza stessa in istituto.

Il lavoro e l'istruzione non sono attività ricreative: sono parte del trattamento, e la partecipazione è precisamente ciò su cui si fonda il riconoscimento della liberazione anticipata e la valutazione per le misure alternative. Rilevano anche formazione professionale, attività culturali, sportive e ricreative.

I rapporti con la famiglia — colloqui, corrispondenza, comunicazioni telefoniche — sono tutelati, con modalità e limiti definiti e con la possibilità di restrizioni motivate in fasi determinate.

Vi sono poi la pratica religiosa, l'accesso all'informazione, la possibilità di istanze e reclami, e il diritto a un trattamento che rispetti la dignità della persona. Ogni lesione di questi diritti, quando attuale e grave, apre la strada al reclamo giurisdizionale davanti al magistrato di sorveglianza.

Perché l'assegnazione all'istituto condiziona tutto?

È il provvedimento che passa più inosservato e che produce gli effetti più duraturi.

L'assegnazione a un istituto determina, di fatto, quanto sarà praticabile mantenere i contatti familiari — un istituto a settecento chilometri rende i colloqui un evento raro anziché regolare — quali attività saranno disponibili, e quindi quanto sarà possibile costruire il percorso su cui si fondano liberazione anticipata e misure alternative.

Il principio tendenziale è quello dell'assegnazione in un istituto prossimo alla residenza della famiglia, ma cede di fronte a esigenze organizzative, di sicurezza e di capienza. Ne discende che il trasferimento può essere richiesto, motivandolo sui legami familiari documentati e sulle esigenze trattamentali, e che la richiesta ha più probabilità quando è sostenuta da documenti anziché da ragioni affettive genericamente esposte.

Va aggiunto che un trasferimento disposto d'ufficio che allontani gravemente dai familiari può essere contestato, e che il tempo conta: rassegnarsi per mesi rende la situazione più difficile da modificare.

Che cosa si può fare dall'esterno e dall'interno?

Il percorso si costruisce, e la famiglia ha un ruolo maggiore di quanto immagini.

Dall'interno: aderire alle attività proposte anche quando appaiono inutili, perché sono l'unico materiale su cui si fonda ogni valutazione successiva; presentare istanze scritte anziché richieste verbali, e conservarne copia; segnalare tempestivamente i problemi di salute, per iscritto.

Dall'esterno: tenere un fascicolo ordinato delle attestazioni man mano che arrivano, perché all'interno l'archiviazione è difficile e ricostruire anni di attività a distanza è quasi impossibile; documentare la continuità dei contatti; predisporre per tempo la documentazione che servirà — domicilio disponibile, situazione lavorativa e familiare, disponibilità di enti.

Vale infine un'indicazione che riguarda entrambi: non trattare la detenzione come un tempo di attesa. Ogni semestre produce o non produce gli elementi che decideranno l'accesso ai permessi, alle misure alternative, all'uscita anticipata. Un anno passato senza attività è un anno che pesa esattamente come pesa quello passato costruendo, ma in direzione opposta.

Tabella 1 — Diritti e benefici: la distinzione che conta
AmbitoNaturaCome si ottiene
Salute e cureDirittoSi pretende, anche con reclamo
Rapporti familiariDiritto, con modalita' definiteSi pretende nei limiti previsti
Pratica religiosa e informazioneDirittoSi pretende
Lavoro e istruzioneDiritto di accesso, con disponibilita' limitataSi chiede e si insiste
Permessi premioBeneficioSi chiede, con presupposti
Misure alternativeBeneficioSi chiede, con programma
Tabella 2 — Che cosa costruisce il percorso, semestre per semestre
Attivita'A che cosa serve
Lavoro in istitutoLiberazione anticipata e valutazione trattamentale
Scuola e formazioneStessi effetti, con attestazioni documentabili
Attivita' culturali e sportiveConcorrono alla valutazione della partecipazione
Colloqui regolariDocumentano la tenuta dei legami familiari
Istanze scritte conservateTracciano il percorso e le richieste avanzate
Documentazione tenuta all'esternoEvita di dover ricostruire a distanza

Domande frequenti

Un detenuto perde i suoi diritti?

No: ne perde l'esercizio libero, non la titolarità. Restano il diritto alla salute con accesso alle cure e continuità terapeutica, ai rapporti con la famiglia attraverso colloqui, corrispondenza e comunicazioni telefoniche, all'istruzione e al lavoro, alla pratica religiosa, all'informazione, alla possibilità di presentare istanze e reclami, e a un trattamento rispettoso della dignità. La distinzione pratica che conta è fra ciò che è diritto — e si pretende, anche con il reclamo giurisdizionale — e ciò che è beneficio, che si chiede e presuppone requisiti. Confonderli porta a subire come concessioni cose che sono dovute.

Perché l'assegnazione all'istituto è così importante?

Perché condiziona tutto il resto e passa quasi inosservata. Determina quanto sarà praticabile mantenere i contatti familiari — un istituto a settecento chilometri rende i colloqui un evento raro anziché regolare — e quali attività saranno disponibili, e quindi quanto sarà possibile costruire il percorso su cui si fondano liberazione anticipata e misure alternative. Il principio tendenziale è l'assegnazione in un istituto prossimo alla residenza della famiglia, ma cede di fronte a esigenze organizzative, di sicurezza e di capienza.

Si può chiedere un trasferimento?

Sì, e la richiesta ha più probabilità quando è sostenuta da documenti anziché da ragioni affettive genericamente esposte: certificazioni anagrafiche e dello stato di famiglia, documentazione della distanza e delle difficoltà di raggiungimento, situazione sanitaria o lavorativa dei familiari, eventuali carichi di cura. Va inoltre motivata sulle esigenze trattamentali — attività disponibili nell'istituto di destinazione, prospettive di lavoro o formazione. Anche un trasferimento disposto d'ufficio che allontani gravemente dai familiari può essere contestato, e il tempo conta: rassegnarsi per mesi rende la situazione più difficile da modificare.

Le attività in carcere servono davvero a qualcosa?

Sono l'unico materiale su cui si fonda ogni valutazione successiva, ed è la ragione per cui aderirvi conviene anche quando appaiono inutili o umilianti. Lavoro, scuola, formazione professionale, attività culturali e sportive non sono passatempi: sono parte del trattamento, e la partecipazione è precisamente il presupposto del riconoscimento della liberazione anticipata e della valutazione per l'accesso a permessi e misure alternative. Un anno passato senza attività pesa esattamente quanto uno passato costruendo, ma in direzione opposta — e la differenza si vede quando si presenta la prima istanza.

Che cosa può fare la famiglia dall'esterno?

Tre cose concrete. Tenere un fascicolo ordinato delle attestazioni man mano che arrivano — attività svolte, corsi frequentati, lavoro prestato — perché all'interno l'archiviazione personale è difficile e ricostruire anni di attività a distanza, con operatori cambiati, è quasi impossibile. Documentare la continuità dei contatti: registro delle visite, corrispondenza, tracciabilità dei trasferimenti di denaro. E predisporre per tempo la documentazione che servirà per le istanze: domicilio disponibile con la disponibilità di chi vi abita, situazione lavorativa e familiare, disponibilità di enti per attività esterne.

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