Misure alternative: come non perderle

Ottenere le misure alternative alla detenzione e' meta' del lavoro: la revoca dipende quasi sempre dalla violazione delle prescrizioni, non dalla commissione di nuovi reati.

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Ottenere una misura alternativa è metà del lavoro: l'altra metà è non perderla. La revoca riporta in carcere, e nella maggior parte dei casi non dipende da nuovi reati ma dalla violazione delle prescrizioni.

Le prescrizioni sembrano formali — orari, comunicazioni, presentazioni — e proprio per questo vengono sottovalutate. Sono invece il contenuto della misura.

Quando qualcosa va storto, la differenza fra segnalarlo prima e farlo scoprire dopo è spesso la differenza fra una modifica delle prescrizioni e la revoca.

Avv. Massimo RomanoAvvocato penalista cassazionista

Ordine degli Avvocati di Napoli n. 14553 · Albo Speciale per il patrocinio in Cassazione dal 23 ottobre 2015 ·

Che cosa fa perdere una misura alternativa?

Le cause sono ricorrenti e quasi tutte prevenibili, ed è utile conoscerle prima che si presentino.

La prima è la violazione delle prescrizioni: allontanarsi dal domicilio fuori dagli orari consentiti, non presentarsi ai colloqui previsti, non comunicare un cambio di indirizzo o di lavoro, frequentare persone o luoghi vietati. Sono condotte che l'interessato percepisce come minori — «ero in ritardo di un'ora», «non pensavo servisse dirlo» — e che il provvedimento considera come inadempimenti.

La seconda è l'interruzione dell'attività su cui la misura era fondata. Se l'affidamento poggiava su un lavoro e quel lavoro cessa, il presupposto viene meno: non segnalarlo sperando di trovarne un altro prima che qualcuno se ne accorga è la strada più diretta verso la revoca.

La terza è la commissione di nuovi reati, che opera su un piano proprio.

La quarta, meno nota, è il comportamento incompatibile con la prosecuzione, valutato complessivamente anche in assenza di violazioni puntuali: un atteggiamento di chiusura verso gli operatori, l'assenza di qualunque progressione nel percorso, l'inosservanza sistematica di indicazioni non formalizzate come prescrizioni.

Le prescrizioni sono davvero così importanti?

È l'errore di prospettiva che costa più libertà, e nasce da un fraintendimento comprensibile.

Chi ottiene una misura alternativa percepisce di aver ottenuto la libertà, e legge le prescrizioni come contorno burocratico. In realtà ha ottenuto un modo diverso di eseguire la pena, e le prescrizioni ne sono il contenuto: rispettarle è l'esecuzione stessa, non un adempimento accessorio.

Ne discende un'indicazione pratica che vale più di molte considerazioni: farsi spiegare per iscritto, all'inizio, che cosa esattamente si può e non si può fare — orari, spostamenti consentiti, obblighi di comunicazione, tempi per segnalare le variazioni — e tenere quel documento a portata di mano. Molte revoche nascono da una prescrizione compresa male, non da una scelta di violarla.

Va aggiunto un profilo che riguarda la famiglia: le prescrizioni incidono sulla vita di chi convive, e capita che una violazione nasca da un'esigenza domestica gestita senza pensare che andava autorizzata. Anche i conviventi devono sapere che cosa è consentito.

Che cosa fare quando la situazione cambia?

È il momento in cui una situazione gestibile diventa irrecuperabile, o non lo diventa.

Le prescrizioni possono essere modificate: un cambio di lavoro con orari diversi, un trasferimento necessario, un'esigenza sanitaria, un mutamento della situazione familiare sono circostanze che si rappresentano e per cui si chiede un adeguamento. Il sistema prevede questa possibilità proprio perché la vita cambia.

La condotta corretta è quindi anticipare: comunicare la variazione appena si prospetta, chiedere l'adeguamento prima di adottare il nuovo comportamento, documentare la ragione. Una richiesta motivata e tempestiva viene di regola valutata; la stessa situazione scoperta dopo, senza comunicazione, viene letta come inadempimento.

Se una violazione è già avvenuta, l'errore da non commettere è tacere sperando che non emerga. Rappresentarla con il difensore, spiegarne la ragione e documentarla, eventualmente accompagnandola con una proposta di adeguamento delle prescrizioni, è ciò che distingue un episodio isolato spiegabile da una condotta di sistematica inosservanza.

Tabella 1 — Le cause di revoca e come si prevengono
CausaPrevenzione
Violazione degli orariFarsi chiarire per iscritto i margini consentiti
Mancata comunicazione di variazioniComunicare appena la variazione si prospetta
Cessazione dell'attivita' lavorativaSegnalarla subito, non attendere di trovarne un'altra
Mancata presentazione ai colloquiTrattarli come obblighi, non come appuntamenti
Frequentazioni vietateFarsi indicare esattamente il perimetro
Comportamento complessivamente incompatibilePartecipare attivamente al percorso
Tabella 2 — Che cosa fare se la situazione cambia
SituazioneCondotta corretta
Nuovo lavoro con orari diversiChiedere l'adeguamento prima di iniziare
Trasferimento necessarioRappresentarlo e documentarlo in anticipo
Esigenza sanitariaComunicarla con certificazione
Mutamento familiareSegnalarlo appena si verifica
Violazione gia' avvenutaRappresentarla al difensore, non tacerla

Domande frequenti

Che cosa fa perdere una misura alternativa?

Nella maggior parte dei casi non un nuovo reato ma la violazione delle prescrizioni: allontanarsi dal domicilio fuori dagli orari, non presentarsi ai colloqui previsti, non comunicare un cambio di indirizzo o di lavoro, frequentare persone o luoghi vietati. Sono condotte che l'interessato percepisce come minori e che il provvedimento considera inadempimenti. Pesa inoltre l'interruzione dell'attività su cui la misura era fondata, e il comportamento complessivamente incompatibile con la prosecuzione, valutato anche in assenza di violazioni puntuali.

Le prescrizioni sono davvero così importanti?

Sono il contenuto della misura, non un contorno burocratico, ed è qui che si annida l'errore di prospettiva più costoso. Chi ottiene una misura alternativa percepisce di aver ottenuto la libertà; in realtà ha ottenuto un modo diverso di eseguire la pena, e rispettare le prescrizioni è l'esecuzione stessa. L'indicazione pratica è farsi spiegare per iscritto all'inizio che cosa esattamente si può e non si può fare — orari, spostamenti, obblighi di comunicazione, tempi per segnalare le variazioni — perché molte revoche nascono da una prescrizione compresa male, non da una scelta di violarla.

Ho perso il lavoro su cui si basava la misura: che faccio?

Lo segnali subito, senza attendere di trovarne un altro. È la situazione in cui l'istinto porta alla scelta peggiore: si tace sperando di rimediare prima che qualcuno se ne accorga, e quando la cosa emerge non è più una difficoltà sopravvenuta ma un'omissione. Il presupposto su cui la misura poggiava è venuto meno, e va rappresentato — possibilmente accompagnandolo con ciò che si sta facendo per ricostruirlo: candidature, contatti, disponibilità di enti. Una difficoltà comunicata è un problema da gestire; la stessa difficoltà scoperta dopo è un inadempimento.

Le prescrizioni si possono cambiare?

Sì, e il sistema lo prevede proprio perché la vita cambia. Un nuovo lavoro con orari diversi, un trasferimento necessario, un'esigenza sanitaria, un mutamento della situazione familiare sono circostanze che si rappresentano e per cui si chiede un adeguamento. La condotta corretta è anticipare: comunicare appena la variazione si prospetta, chiedere la modifica prima di adottare il nuovo comportamento, documentare la ragione. Una richiesta motivata e tempestiva viene di regola valutata; la stessa situazione scoperta dopo, senza comunicazione, viene letta come inadempimento.

Anche la famiglia deve sapere le regole?

Sì, ed è un profilo che viene sistematicamente trascurato. Le prescrizioni incidono sulla vita di chi convive — orari di rientro, presenza al domicilio, spostamenti, talvolta frequentazioni — e capita con regolarità che una violazione nasca da un'esigenza domestica gestita senza pensare che andasse autorizzata: accompagnare qualcuno, rispondere a un'urgenza, spostarsi per un impegno familiare. Chi convive deve conoscere il perimetro tanto quanto l'interessato, perché la responsabilità della violazione ricade comunque su chi è sottoposto alla misura.

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