Un messaggio in un gruppo WhatsApp è diffamazione aggravata?
Risposta breve
No, salvo eccezioni. La Cassazione (sent. 42783/2024) ha stabilito che l’invio di messaggi diffamatori in una chat di gruppo chiusa non configura l’aggravante del «mezzo di pubblicità» perché le comunicazioni sono riservate ai membri e non destinate a un pubblico indeterminato. Integra però il reato semplice di diffamazione se il gruppo ha più di due partecipanti.
La regola: canale chiuso vs. bacheca pubblica
Il discrimine è la disponibilità indiscriminata del contenuto:
- Bacheca Facebook pubblica: aggravata. Accessibile a chiunque.
- Gruppo WhatsApp chiuso: non aggravata (Cass. 42783/2024). Riservata ai partecipanti.
- Chat di classe scolastica: non aggravata se chiusa, ma può integrare il reato semplice se i partecipanti sono più di due (Cass. 39414/2025).
- Post pubblico su TikTok o diretta: aggravata. Platea indeterminata.
La distinzione con l’ingiuria
La diffamazione richiede che la vittima sia assente e la comunicazione avvenga con più persone. Se il messaggio è inviato direttamente alla vittima in privato, è ingiuria — illecito civile dal 2016, non reato. La chat di gruppo è diffamazione (non ingiuria) perché anche se la vittima può leggere il messaggio, non può replicare in modo contestuale ai terzi che lo leggono.
Cosa verificare nella difesa
- Il gruppo era chiuso o aperto?
- Chi erano i partecipanti e quanti?
- Il messaggio era diretto alla vittima o ai terzi?
- Il contenuto rientra nel diritto di critica, con veridicità e continenza?