La differenza fra denuncia e querela sta nella richiesta di punizione. Il termine di tre mesi non decorre dal fatto ma dal momento in cui se ne acquisisce notizia.
▶ Risposta diretta
La denuncia non si ritira. La querela sì. È la distinzione che decide tutto, e quasi nessuno la conosce prima di trovarsi dentro il problema.
Denuncia e querela non sono sinonimi. La denuncia è la comunicazione di un fatto di reato all'autorità: la può presentare chiunque, anche chi non è stato danneggiato, non ha termini di scadenza e riguarda i reati perseguibili d'ufficio. La querela è la manifestazione di volontà della sola persona offesa perché il colpevole sia punito: riguarda i reati procedibili a querela, va presentata entro tre mesi dal giorno in cui si è avuta notizia del fatto (art. 124 c.p.) e senza di essa il procedimento non può iniziare.
La conseguenza pratica è una sola e pesa su tutto: la denuncia non si ritira, la querela sì. La remissione della querela estingue il reato ai sensi dell'art. 152 c.p., purché il querelato non la ricusi. Una volta che una denuncia per reato perseguibile d'ufficio è arrivata al pubblico ministero, invece, l'azione penale è obbligatoria ex art. 112 della Costituzione e nessuna volontà privata la ferma.
Il punto che manda in errore quasi tutti è che lo stesso fatto può essere procedibile in un modo o nell'altro a seconda delle circostanze. Un furto semplice è a querela, un furto aggravato in molte ipotesi è d'ufficio. Una lesione lieve è a querela, una lesione grave è d'ufficio. E il D.Lgs. 150/2022, la riforma Cartabia, ha spostato una lunga serie di reati dalla procedibilità d'ufficio a quella a querela. Sapere in quale delle due caselle si trova il proprio caso è il primo atto difensivo, non un dettaglio formale.
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⚡ In sintesi
- Denuncia (artt. 331-333 c.p.p.): chiunque, nessun termine, reati d'ufficio, non ritirabile.
- Querela (artt. 336-340 c.p.p., 120 ss. c.p.): solo la persona offesa, 3 mesi, reati a querela, rimettibile.
- Il termine dei 3 mesi decorre dalla notizia del fatto, non dalla data del fatto: è la differenza che salva o perde il caso.
- Deroghe: 12 mesi e querela irrevocabile per la violenza sessuale (art. 609-septies c.p.); 6 mesi per gli atti persecutori (art. 612-bis c.p.).
- La riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022) ha reso procedibili a querela reati prima perseguibili d'ufficio, con una disciplina transitoria per i fatti anteriori.
- Il diritto di querela spetta a chi ha compiuto 14 anni; sotto quella soglia lo esercita chi ne ha la rappresentanza (art. 120 c.p.).
- Denunciare il falso non è senza conseguenze: espone alla calunnia (art. 368 c.p.) o alla simulazione di reato (art. 367 c.p.).
Il termine dei tre mesi sta per scadere? Chiama +39 335 669 3954 — reperibilità h24. Una querela presentata fuori termine è irrimediabile: il reato non è più perseguibile, e non esiste rimessione in termini.
Che differenza c'è in concreto fra denuncia e querela?
Nel linguaggio comune "fare denuncia" indica qualunque passaggio in caserma. Nel codice sono due atti con natura, effetti e conseguenze diverse. La confusione non è innocua: produce querele presentate come denunce, termini lasciati scadere e ritiri che non ritirano niente.
| Profilo | Denuncia | Querela |
|---|---|---|
| Norma | artt. 331-333 c.p.p. | artt. 336-340 c.p.p.; artt. 120-126 c.p. |
| Chi la presenta | Chiunque abbia notizia del reato. Obbligatoria per pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio (art. 331) | Solo la persona offesa dal reato, o chi la rappresenta |
| Contenuto | Notizia di un fatto | Notizia del fatto più volontà espressa che si proceda |
| Termine | Nessuno, fino alla prescrizione del reato | 3 mesi dalla notizia del fatto (art. 124 c.p.), con deroghe |
| Reati interessati | Procedibili d'ufficio | Procedibili a querela della persona offesa |
| Si può ritirare | No | Sì, con la remissione (art. 152 c.p.) |
| Se manca | Il PM procede comunque, appresa la notizia da qualunque fonte | Il procedimento non può iniziare o va dichiarato improcedibile |
📜 Art. 124 del codice penale — termine per proporre la querela
«Salvo che la legge disponga altrimenti, il diritto di querela non può essere esercitato, decorsi tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato.»
Testo consolidato su Normattiva
Le parole «dal giorno della notizia del fatto» sono la parte del testo che genera più contenzioso. Il termine non decorre dal giorno in cui il fatto è avvenuto, ma dal giorno in cui la persona offesa ne ha avuto conoscenza — e nei reati che emergono a distanza di tempo, come una truffa scoperta mesi dopo o un'appropriazione indebita rilevata in sede di verifica contabile, la differenza tra le due date può valere l'intera perseguibilità.
Quali reati sono procedibili a querela e quali d'ufficio?
Non esiste un criterio intuitivo. La regola è che la procedibilità è indicata dalla norma incriminatrice, e che spesso dipende dalla presenza di aggravanti o dalla gravità dell'esito.
| Reato | Ipotesi base | Ipotesi aggravata o grave |
|---|---|---|
| Lesioni personali (582 c.p.) | a querela | d'ufficio se gravi o gravissime (583 c.p.) |
| Furto (624 c.p.) | a querela | d'ufficio in una parte delle ipotesi aggravate (625 c.p.) |
| Truffa (640 c.p.) | a querela | d'ufficio se in danno dello Stato o con altra aggravante |
| Minaccia (612 c.p.) | a querela | regime rivisto dal D.Lgs. 150/2022 |
| Violenza sessuale (609-bis c.p.) | a querela, irrevocabile, 12 mesi | d'ufficio nei casi di cui all'art. 609-septies c.p. |
| Atti persecutori (612-bis c.p.) | a querela, 6 mesi | d'ufficio nelle ipotesi indicate dalla norma |
| Maltrattamenti (572 c.p.) | sempre d'ufficio | — |
Il quadro va sempre verificato sul testo vigente: la materia è stata modificata più volte e la riforma Cartabia ha introdotto anche una disciplina transitoria per i procedimenti pendenti.
📈 La riforma Cartabia ha ampliato l'area della procedibilità a querela — il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 ha convertito in procedibili a querela diverse fattispecie prima perseguibili d'ufficio, tra cui ipotesi di lesioni, furto aggravato, violenza privata, minaccia grave e sequestro di persona semplice. L'obiettivo dichiarato era deflattivo: ridurre il carico dei procedimenti destinati a chiudersi senza interesse della persona offesa.
Fonte: D.Lgs. 150/2022, disposizioni in materia di procedibilità a querela.
Da quando decorrono i tre mesi per la querela?
⏰ Schema temporale
- 1Giorno del fatto
Non è il giorno da cui decorre il termine, salvo che coincida con la conoscenza. È l'errore più diffuso. - 2Giorno della notizia del fatto — inizio del termine
Da qui decorrono i tre mesi dell'art. 124 c.p. Nei reati a scoperta differita occorre poter documentare quando la conoscenza è maturata: una perizia contabile, una comunicazione bancaria, un accesso agli atti. - 3Entro 3 mesi — deposito della querela
Presso qualunque ufficio di polizia giudiziaria o presso il pubblico ministero. Oltre il termine il diritto è estinto e non è rimessibile in termini. - 4Deroghe
12 mesi e irrevocabilità per la violenza sessuale (609-septies c.p.); 6 mesi per gli atti persecutori (612-bis c.p.). Le deroghe vanno verificate sulla singola fattispecie. - 5Fino all'irrevocabilità della sentenza — finestra per la remissione
La querela può essere rimessa in indagini, in primo grado e in appello. Dopo, non più.
Come si presenta e che cosa deve contenere
La querela si propone con dichiarazione ricevuta a verbale oppure con atto scritto, presentata personalmente o tramite procuratore speciale a un ufficio di polizia giudiziaria o al pubblico ministero. Quando è presentata per iscritto da un incaricato, la sottoscrizione va autenticata (art. 337 c.p.p.).
Gli elementi che non possono mancare
- L'identificazione della persona offesa e, se possibile, del querelato.
- La descrizione del fatto: che cosa è successo, quando, dove. Senza qualificazioni giuridiche improvvisate: la qualificazione la fa il pubblico ministero, e un'etichetta sbagliata può orientare male il fascicolo.
- La manifestazione di volontà che si proceda penalmente. È l'elemento che distingue la querela dalla denuncia e la sua assenza è la causa più frequente di improcedibilità.
- La data e la sottoscrizione.
- L'elezione o dichiarazione di domicilio, per ricevere gli avvisi: senza, le comunicazioni successive rischiano di non arrivare.
- Le fonti di prova: documenti, testimoni, referti, corrispondenza. Allegare subito è quasi sempre meglio che riservarsi.
🚫 Errori che rendono inutile una querela
- Omettere la volontà di procedere. Un racconto dei fatti senza quella frase è una denuncia, e per un reato a querela non basta.
- Aspettare "per vedere come va". I tre mesi corrono anche mentre si tratta con la controparte. È l'errore che rende il resto irrilevante.
- Raccontare più di quanto si sa. Le dichiarazioni della persona offesa entrano negli atti e verranno confrontate con quelle rese in dibattimento: ogni imprecisione diventa un'incrinatura di credibilità.
- Scrivere una qualificazione giuridica sbagliata. Definire "truffa" un inadempimento contrattuale espone al rischio che il fascicolo nasca già indirizzato verso l'archiviazione.
- Non eleggere domicilio. Si perde l'avviso di richiesta di archiviazione e con esso il termine per opporsi.
Chi può presentarla: minori, incapaci, società
Il diritto di querela spetta alla persona offesa che abbia compiuto quattordici anni. Per chi non li ha compiuti, e per l'interdetto per infermità di mente, il diritto è esercitato da chi ne ha la rappresentanza (art. 120 c.p.). Per le persone giuridiche la querela è proposta dal legale rappresentante o da chi ne ha i poteri secondo lo statuto: la verifica della legittimazione è uno dei primi controlli della difesa dell'indagato, perché una querela proposta da soggetto privo di potere è inefficace.
💬 Domanda reale ricevuta in studio
«Ho scoperto solo adesso, facendo il bilancio, che un dipendente prelevava dalla cassa da oltre un anno. Sono ancora in tempo per la querela?»
Risposta. Con ogni probabilità sì, ed è esattamente la ragione per cui l'art. 124 c.p. parla di notizia del fatto e non di data del fatto. Il punto decisivo diventa però documentare quando la conoscenza è maturata: la data della chiusura contabile, la relazione del consulente, la segnalazione bancaria. Se la difesa dell'indagato riesce a dimostrare che l'azienda sapeva o poteva sapere prima, eccepirà la tardività e il reato diventa improcedibile. Il consiglio operativo è duplice: ricostruire subito la cronologia documentale della scoperta, e non lasciare passare settimane in trattativa interna, perché il termine corre mentre si discute.
Che cosa succede dopo
- Iscrizione nel registro delle notizie di reato (art. 335 c.p.p.) e avvio delle indagini preliminari.
- Indagini: sommarie informazioni, acquisizioni documentali, eventuali accertamenti tecnici.
- Bivio: richiesta di archiviazione, oppure esercizio dell'azione penale. Se la persona offesa ha dichiarato di voler essere informata, riceve l'avviso della richiesta di archiviazione e può opporsi entro il termine di legge (artt. 408-410 c.p.p.).
- Processo, con la persona offesa che può costituirsi parte civile per il risarcimento.
📁 Caso pratico 1 — la tardività eccepita e respinta
Scenario. Querela per appropriazione indebita presentata oltre un anno dopo i primi ammanchi. La difesa dell'indagato eccepisce la tardività.
Strategia. Ricostruzione documentale del momento della scoperta: verbale di riunione, incarico al consulente, relazione datata, comunicazione all'istituto di credito. Deposito della sequenza a sostegno della decorrenza dalla notizia.
Esito. Eccezione respinta, procedimento proseguito.
📁 Caso pratico 2 — esito sfavorevole
Scenario. Atto depositato in caserma che descrive i fatti ma non contiene alcuna manifestazione di volontà che si proceda.
Strategia. Tentativo di integrazione successiva della querela.
Esito. Termine nel frattempo scaduto, improcedibilità. La lezione: la frase che manda avanti tutto è una sola, e va scritta.
⚠️ Errori tipici anche di colleghi non specializzati
- Non verificare la legittimazione del querelante nelle querele proposte per conto di società: un potere di firma assente rende la querela inefficace ed è un'eccezione che chiude il procedimento.
- Trascurare la disciplina transitoria del D.Lgs. 150/2022 sui fatti anteriori alla riforma, con il rischio di far scadere un termine che la norma transitoria aveva riaperto.
- Non depositare la dichiarazione di voler essere informati della richiesta di archiviazione, perdendo il diritto di opporsi.
- Confondere la remissione con la rinuncia a costituirsi parte civile: sono atti distinti con effetti diversi.
I rischi di chi denuncia
Presentare una denuncia o una querela non è un atto neutro. Se il fatto denunciato è inventato, o se si incolpa qualcuno che si sa innocente, la posizione si ribalta: l'art. 368 c.p. punisce la calunnia, l'art. 367 c.p. la simulazione di reato. Nemmeno il ritiro successivo cancella il fatto, che è consumato al momento della presentazione. Per la stessa ragione va evitata la denuncia usata come strumento di pressione in una controversia civile o familiare: è una strategia che si rivolta con regolarità contro chi la adotta.
Da quando cominciano davvero a correre i tre mesi?
È la questione che fa perdere più diritti in questa materia, e nasce da un equivoco semplice: quasi tutti contano dal giorno del fatto. Non è così.
Il termine decorre dalla notizia del fatto che costituisce reato, cioè dal momento in cui la persona offesa acquisisce conoscenza sia dell'accaduto sia degli elementi che lo rendono penalmente rilevante. Ne discendono conseguenze pratiche rilevanti in tutte le situazioni in cui il fatto resta occulto: un ammanco scoperto in sede di revisione, una condotta appresa mesi dopo, un danneggiamento notato tardivamente. In questi casi contare dal giorno del fatto significa rinunciare a un termine che non era ancora cominciato.
Vale però anche il rovescio, ed è il lato che va presidiato: il termine non si sospende perché si stanno facendo verifiche, perché si sta tentando una composizione, perché si attende l'esito di una causa civile. Chi rinvia la querela sperando di chiudere bonariamente scopre spesso di avere consumato il termine mentre trattava.
Un ultimo profilo, decisivo nei rapporti continuativi: quando le condotte si ripetono nel tempo, la valutazione della decorrenza va condotta con attenzione alla struttura del fatto contestato, perché la soluzione cambia a seconda che si tratti di episodi autonomi o di una condotta unitaria. È una verifica tecnica, e sbagliarla è irreversibile.
| Situazione | Momento rilevante |
|---|---|
| Fatto percepito immediatamente | Dal fatto, perché coincide con la notizia |
| Ammanco emerso in sede di verifica | Dalla scoperta documentata, non dalla condotta |
| Condotta appresa da terzi | Dal momento in cui se ne acquisisce conoscenza |
| Rilevanza penale non evidente | Da quando emergono gli elementi che la rendono tale |
| Condotte ripetute nel tempo | Dipende dalla struttura del fatto: verifica tecnica |
| Trattative in corso | Il termine corre lo stesso: non si sospende |
| Circostanza | Effetto sul termine |
|---|---|
| Tentativo di composizione bonaria | Nessuno: continua a decorrere |
| Causa civile pendente sullo stesso fatto | Nessuno |
| Verifiche interne o perizie di parte | Nessuno, salvo incidano sulla notizia del fatto |
| Attesa di documentazione | Nessuno: meglio querelare e integrare dopo |
| Promessa di risarcimento | Nessuno, e spesso è ciò che fa scadere il termine |
📁 Caso pratico 3 — termine perso durante le trattative
Scenario. Persona offesa che rinvia la presentazione della querela confidando in una definizione bonaria prospettata dalla controparte.
Strategia. Nessuna: la questione e' stata portata allo studio a termine gia' decorso.
Esito. Improcedibilita' per tardivita', con permanenza della sola tutela civilistica.
💬 Altra domanda reale ricevuta in studio
«L'ammanco l'abbiamo scoperto in sede di revisione, ma i fatti sono di due anni fa. Siamo fuori tempo?»
Risposta. Con ogni probabilità no, ed è esattamente l'equivoco che fa perdere più diritti in questa materia. Il termine non decorre dal giorno del fatto ma dalla notizia del fatto che costituisce reato — cioè da quando la persona offesa acquisisce conoscenza sia dell'accaduto sia degli elementi che lo rendono penalmente rilevante. Nel suo caso i fatti sono risalenti ma erano occulti: il momento rilevante è la scoperta in sede di revisione, e va documentata. Mi servono quindi il verbale o la relazione di revisione con la data, le comunicazioni interne che attestano quando la questione è emersa, e la documentazione contabile che mostra perché prima non fosse rilevabile. Adesso però il rovescio, perché è il punto su cui vi giocate tutto: da quel momento i tre mesi corrono e non si sospendono. Non si fermano perché state facendo verifiche, perché avete incaricato un consulente, perché state trattando con la persona coinvolta o perché avete una causa civile in corso. È lo scenario più frequente in assoluto: si rinvia la querela sperando di rientrare bonariamente e ci si accorge di aver consumato il termine mentre si trattava. Quindi il consiglio operativo è uno: querelare adesso e integrare la documentazione dopo. La querela non impedisce di comporre più avanti, mentre il termine scaduto non si recupera.
Che cosa deve contenere una querela per reggere?
Molte querele si indeboliscono non per il termine ma per come sono scritte. Il verbale raccolto allo sportello registra ciò che si dice, e ciò che si dice nella concitazione del momento resta agli atti per tutto il procedimento.
Il primo elemento è la manifestazione di volontà che si proceda. Non è una formula rituale: senza di essa si è presentata una denuncia, e per i reati procedibili a querela una denuncia non basta ad attivare l'azione. Raccontare i fatti e dichiarare di volerne l'accertamento sono due cose distinte, e la seconda va scritta.
Il secondo è la descrizione del fatto, che deve essere circostanziata ma non ipertrofica. Vanno indicati date, luoghi, persone presenti e sequenza degli accadimenti; vanno tenute fuori le valutazioni, le qualificazioni giuridiche azzardate e le ricostruzioni di ciò che si presume sia accaduto senza averlo visto. Una qualificazione sbagliata nel testo non vincola nessuno, ma una circostanza affermata con sicurezza e poi smentita indebolisce l'intera posizione.
Il terzo è la documentazione. Allegare fin da subito ciò di cui si dispone — contratti, comunicazioni, documenti contabili, referti — orienta le indagini e riduce il rischio che il procedimento si areni. Ciò che non è ancora disponibile si può integrare, e conviene dichiararlo espressamente.
⚠️ Affermare più di quanto si sa è il rischio maggiore
Chi presenta una querela tende a colmare i vuoti della propria conoscenza con supposizioni presentate come fatti — chi ha agito, perché, con quale accordo. È comprensibile e produce due danni. Il primo è processuale: le circostanze affermate e poi non confermate erodono la credibilità complessiva del racconto, e la difesa dell'indagato lavorerà proprio lì. Il secondo è personale: affermare consapevolmente il falso o accusare qualcuno sapendolo innocente espone a responsabilità penale in proprio. La regola è semplice e va tenuta: si dichiara ciò che si è visto o si può documentare, e per il resto si indica che si tratta di una ipotesi.
Chi è titolare del diritto di querela?
È una verifica preliminare che viene saltata spesso, con il risultato che l'atto viene presentato da chi non poteva presentarlo — e il vizio emerge quando il termine è ormai decorso.
Titolare è la persona offesa, cioè il soggetto titolare del bene giuridico protetto dalla norma. Non coincide necessariamente con chi ha subito un danno: il danneggiato può agire in sede civile, ma non è per ciò solo legittimato a querelare. La distinzione conta nei fatti che coinvolgono più soggetti — un'aggressione avvenuta in un esercizio commerciale, un danneggiamento su un bene in uso a persona diversa dal proprietario, una condotta che incide su un rapporto contrattuale.
Per il minore e per l'incapace il diritto è esercitato da chi ne ha la rappresentanza, con le specificità previste quando l'interesse del rappresentante sia in conflitto con quello del rappresentato — situazione tutt'altro che teorica nei procedimenti che nascono in ambito familiare.
Per le persone giuridiche il diritto è esercitato da chi ha la rappresentanza secondo l'ordinamento interno dell'ente. È il punto in cui si commettono più errori formali: querela presentata da un procuratore privo di poteri, da un amministratore decaduto, o da un delegato senza che la delega risulti. Il vizio è sanabile finché il termine pende, ma diventa irrimediabile dopo — ed è per questo che la verifica va fatta prima di presentare l'atto, non quando la questione viene sollevata.
Miti e fatti
| Si sente dire | Come stanno le cose |
|---|---|
| «I tre mesi partono dal fatto» | Partono dalla notizia del fatto che costituisce reato |
| «Se tratto il termine si ferma» | Non si sospende: si può scadere mentre si tratta |
| «Aspetto i documenti e poi querelo» | Meglio querelare e integrare dopo |
| «Denuncia e querela sono la stessa cosa» | Solo la querela contiene la richiesta di punizione |
| «Tanto poi si può sempre ritirare» | Alcune fattispecie prevedono querela irrevocabile |
| «Basta andare dai carabinieri e raccontare» | Serve la manifestazione di volontà che si proceda |
| «La causa civile sospende tutto» | Non incide sul termine per la querela |
| «Se il reato continua, il termine non corre» | Dipende dalla struttura del fatto: è verifica tecnica |
Glossario
| Denuncia | Comunicazione di una notizia di reato: non contiene richiesta di punizione |
| Querela | Manifestazione di volontà che si proceda: condizione di procedibilità |
| Notizia del fatto | Momento da cui decorre il termine, distinto dal giorno del fatto |
| Termine di tre mesi | Regola generale per la presentazione della querela |
| Termine di dodici mesi | Deroga prevista per alcune fattispecie |
| Querela irrevocabile | Ipotesi in cui la remissione non è ammessa |
| Procedibilità d'ufficio | L'azione prosegue indipendentemente dalla volontà dell'offeso |
| Riforma Cartabia | Intervento che ha esteso la procedibilità a querela a più fattispecie |
| Persona offesa | Titolare del bene giuridico protetto: è chi può querelare |
| Legale rappresentante | Chi esercita il diritto per il minore o l'incapace |
🔍 Quando non siamo lo studio giusto
Preferiamo dirlo prima:
- Chi vuole presentare una querela su fatti che sa non essere veri: espone a responsabilità per calunnia e non lo assistiamo.
- Chi chiede di retrodatare o costruire la data di conoscenza del fatto: è documentalmente verificabile.
- Chi intende usare la querela come strumento di pressione in una trattativa economica.
- Chi vuole una valutazione sulla decorrenza senza produrre la documentazione che attesta la scoperta.
Come lavora lo Studio su questi casi
- Verifica della procedibilità e del termine prima di ogni altra cosa, sulla qualificazione e non sulla percezione del fatto.
- Ricostruzione documentale della decorrenza quando la scoperta è differita: è ciò che regge all'eccezione di tardività.
- Redazione dell'atto con manifestazione di volontà, elezione di domicilio, dichiarazione ex art. 408 c.p.p. e fonti di prova allegate.
- Assistenza nelle indagini e, se necessario, opposizione alla richiesta di archiviazione.
Per una verifica del termine e della procedibilità: +39 335 669 3954 oppure WhatsApp. Studio Legale Romano, Via Avicenna 97, 00146 Roma (RM).
Costi dell'assistenza
💰 Come si determina il compenso
| Attività | Riferimento | Nota |
|---|---|---|
| Parere su procedibilità e termine | D.M. 55/2014 e succ. mod. — fase di studio | Preventivo scritto prima dell'incarico |
| Redazione e deposito della querela | D.M. 55/2014 — attività stragiudiziale | Include allegazione delle fonti di prova |
| Assistenza alla persona offesa nelle indagini | D.M. 55/2014 — fase introduttiva | Comprende l'opposizione all'archiviazione |
| Costituzione di parte civile | D.M. 55/2014 — giudizio | Conteggiata a parte |
Preventivo scritto obbligatorio ex art. 13 comma 5 L. 247/2012. Chi rientra nei limiti di reddito può chiedere il patrocinio a spese dello Stato (D.P.R. 115/2002).
Domande frequenti
Che differenza c'è tra denuncia e querela?
La denuncia è la comunicazione di un fatto di reato all'autorità e la può presentare chiunque, anche chi non ha subito alcun danno; riguarda i reati perseguibili d'ufficio e non ha termini di scadenza. La querela è invece la manifestazione di volontà della sola persona offesa perché il colpevole venga punito, riguarda i reati procedibili a querela e va presentata entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto ai sensi dell'art. 124 del codice penale. La differenza produce due effetti pratici. Il primo: senza querela il procedimento per un reato a querela non può iniziare, mentre per un reato d'ufficio il pubblico ministero procede comunque, appresa la notizia da qualunque fonte. Il secondo: la querela può essere rimessa e la remissione estingue il reato ex art. 152 c.p., mentre la denuncia non è ritirabile. Nel linguaggio comune i due termini si confondono; nel fascicolo no.
Quanto tempo ho per sporgere querela?
Tre mesi, salvo che la legge disponga altrimenti. L'art. 124 del codice penale precisa che il termine decorre dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato, non dal giorno in cui il fatto è stato commesso: è una differenza sostanziale nei reati che emergono a distanza di tempo, come una truffa scoperta mesi dopo o un'appropriazione rilevata in sede di verifica contabile. Esistono deroghe importanti: per i reati di violenza sessuale il termine è di dodici mesi e la querela, una volta proposta, è irrevocabile; per gli atti persecutori dell'art. 612-bis c.p. il termine è di sei mesi. Il termine è perentorio e non esiste rimessione in termini: decorso, il reato a querela non è più perseguibile. Chi ha scoperto il fatto con ritardo dovrebbe quindi ricostruire e documentare subito la cronologia della scoperta, perché sarà proprio quella a reggere all'eccezione di tardività.
Come faccio a sapere se il mio caso è a querela o d'ufficio?
Lo stabilisce la norma incriminatrice, e per molte fattispecie il regime dipende dalle circostanze concrete. Lo stesso comportamento può essere procedibile a querela nella forma base e d'ufficio in presenza di un'aggravante: è così per il furto, per le lesioni, per la truffa. Alcuni reati sono invece sempre perseguibili d'ufficio a prescindere dalla volontà della persona offesa, e i maltrattamenti in famiglia dell'art. 572 c.p. ne sono l'esempio più frequente nella pratica. Va inoltre considerato che il D.Lgs. 150/2022 ha modificato il regime di numerose fattispecie in senso estensivo della procedibilità a querela, introducendo anche una disciplina transitoria che rileva per i fatti anteriori all'entrata in vigore. Il modo affidabile di rispondere non è ragionare sulla gravità percepita del fatto, ma leggere la qualificazione giuridica contenuta negli atti: il capo di imputazione o, nelle fasi precedenti, l'atto con cui l'indagato è stato informato del procedimento.
Che cosa deve contenere una querela per essere valida?
L'elemento che non può mancare è la manifestazione di volontà che si proceda penalmente: è ciò che distingue la querela dalla denuncia, e la sua assenza è la causa più frequente di improcedibilità. Accanto a questo servono l'identificazione della persona offesa e, se possibile, del querelato, la descrizione del fatto con tempo e luogo, la data e la sottoscrizione. È fortemente consigliato aggiungere l'elezione o dichiarazione di domicilio per ricevere le comunicazioni, la dichiarazione di voler essere informati di un'eventuale richiesta di archiviazione, e l'allegazione delle fonti di prova disponibili. Quanto alla forma, la querela si propone con dichiarazione a verbale o con atto scritto, presentata personalmente o a mezzo di procuratore speciale presso un ufficio di polizia giudiziaria o il pubblico ministero; se presentata per iscritto tramite incaricato, la sottoscrizione va autenticata ai sensi dell'art. 337 c.p.p. Meglio non inserire qualificazioni giuridiche improvvisate: orientano male il fascicolo.
Un minorenne può sporgere querela da solo?
Sì, se ha compiuto quattordici anni. L'art. 120 del codice penale attribuisce il diritto di querela alla persona offesa che abbia raggiunto quella soglia, che può quindi esercitarlo autonomamente. Per il minore di quattordici anni e per l'interdetto per infermità di mente il diritto è esercitato da chi ne ha la rappresentanza — genitore esercente la responsabilità genitoriale o tutore. La regola ha una ricaduta difensiva concreta: la legittimazione di chi ha proposto la querela è uno dei primi controlli che il difensore dell'indagato effettua, perché una querela proposta da un soggetto privo del potere di proporla è inefficace e determina l'improcedibilità. Lo stesso vale per le persone giuridiche, dove occorre verificare che chi ha firmato avesse effettivamente i poteri di rappresentanza secondo lo statuto o una procura valida.
Che cosa rischio se denuncio qualcuno e poi risulta innocente?
Occorre distinguere. Se la denuncia era in buona fede e i fatti si rivelano diversi da come apparivano, non c'è di per sé alcuna responsabilità penale: il procedimento a carico del denunciato si chiude e la vicenda finisce lì. Il quadro cambia radicalmente se si incolpa di un reato una persona che si sa innocente: in quel caso si configura la calunnia, punita dall'art. 368 del codice penale con pene detentive tutt'altro che simboliche. È inoltre prevista dall'art. 367 c.p. la simulazione di reato, per chi denuncia un reato mai avvenuto. Il ritiro successivo non cancella nulla, perché il fatto è consumato nel momento della presentazione. Da qui una conseguenza pratica: la denuncia usata come strumento di pressione in una controversia civile, commerciale o familiare è una strategia che si rivolta con regolarità contro chi la adotta, e va valutata con un difensore prima e non dopo.
Dove si presenta la denuncia o la querela?
Presso qualunque ufficio di polizia giudiziaria — Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza secondo la materia — oppure direttamente presso la Procura della Repubblica. Non è necessario rivolgersi all'ufficio del luogo in cui il fatto è avvenuto: l'atto viene trasmesso all'autorità competente per territorio. La presentazione può avvenire personalmente, con dichiarazione ricevuta a verbale, oppure mediante atto scritto consegnato o trasmesso; in quest'ultimo caso, se la consegna avviene per mezzo di un incaricato, la sottoscrizione va autenticata. È sempre opportuno farsi rilasciare copia dell'atto con il timbro di ricezione e la data, perché quella data è ciò che dimostrerà il rispetto del termine dei tre mesi. Nei casi urgenti, e in particolare quando esistono rischi per l'incolumità, va segnalata immediatamente l'urgenza all'ufficio ricevente, che può attivare le procedure accelerate previste dal Codice Rosso.
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