Assistenza legale ai detenuti o imputati in carcere, avv penalista

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Oltre alla persona interessata, la nomina del difensore della persona arrestata o di uno stato sorvegliato può essere fatta anche da un parente stretto.
La limitazione dei contatti tra il detenuto sotto il regime carcerario e i suoi imputati mina il diritto alla difesa, poiché la compressione di tale diritto non corrisponde ad un aumento comparabile della tutela dell'interesse opposto nella salvaguardia dell'ordine pubblico e sicurezza dei cittadini.

Infatti, la garanzia costituzionale del diritto di difesa include la difesa tecnica e, quindi, il diritto - strumentale - di conferire con il difensore: questo al fine di definire e preparare strategie difensive e, anche prima, di conoscere le proprie diritti e opportunità offerti dall'ordine di proteggerli ed evitare o mitigare le conseguenze pregiudizievoli che sono sorte.


A tale riguardo, per i detenuti soggetti al regime speciale di sospensione delle regole di trattamento, disposto dal Ministro della giustizia ai sensi dell'art. 41 bis, co. 2, della legge n. 354 del 1975, la contingenza rigida e prolungata nel tempo, i momenti di contatto tra il detenuto e i suoi imputati minano l'efficacia dell'assistenza legale a cui il difensore è abilitato, dal momento che non è possibile presumere, in termini assoluti, che tre interviste visualizzazioni settimanali, di un'ora o dieci minuti di telefonate consentono una predisposizione adeguata ed efficace di attività difensive in qualsiasi circostanza.


In quest'ultimo caso, tra l'altro, vi sono coloro che sono stati condannati o accusati di reati di particolare gravità e sono spesso coinvolti nello stesso tempo - proprio a causa dei presunti legami "con un'associazione criminale, terrorista o eversiva". regime speciale (articolo 41a, paragrafo 2, primo termine) - in una serie di altri procedimenti complessi, cognitivi ed esecutivi.


Di conseguenza, l'illegittimità costituzionale dell'art. 41 bis, co. 2 quater, lett. b) ultima legislatura di L. n. 354 del 1975, limitatamente alle parole "con le quali, fino a un massimo di tre volte alla settimana, una telefonata o un colloquio della stessa durata di quelli forniti con i familiari


Quali sono i diritti dei detenuti?
I detenuti e gli internati hanno ugualmente diritto alla libertà dei cittadini nella fornitura di servizi efficaci, appropriati e appropriati di prevenzione, diagnosi e riabilitazione sulla base di una salute generale e speciale e di livelli di assistenza essenziali ed uniformi identificato nel piano sanitario nazionale, nei piani sanitari regionali e locali.


La dichiarazione di principio è contenuta nel D.Lgs. 22/6/1999 n.230 (1), relativo alla riorganizzazione della medicina penitenziaria, che costituisce l'attuazione del principio sancito dall'articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute nella misura in cui la disposizione prevede che "la Repubblica protegge la salute come diritto fondamentale dell'individuo "e che" la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana ".

 

diritti dei detenuti
Il diritto alla salute del prigioniero, infatti, non aveva ricevuto il pieno riconoscimento in passato dall'Ordine poiché era sempre condizionato alla gravità della malattia.
L'inadeguatezza della protezione della salute nelle carceri italiane era già stata ampiamente documentata nel lavoro e nelle conclusioni del Comitato del Senato della Repubblica, che ha condotto una "indagine basata sulla conoscenza della situazione sanitaria nelle carceri" (1-bis) .


Anche se, in passato, ci sono stati buoni risultati ed esperienze molto interessanti, oltre all'acquisizione di competenze rilevanti da parte di operatori specializzati, il sistema attuale deve ancora affrontare difficoltà oggettive nell'esecuzione del ruolo di "presa in carico" del bisogno globale. di salute, per i fondamentali che lo caratterizzano, che è prevalentemente rappresentato dalla copertura del rischio per garantire le responsabilità dell'amministrazione penitenziaria.


Che dice la legge?
L'articolo 5 della legge 419/98 "Riorganizzare la medicina penitenziaria" è stato quindi il primo passo fondamentale nel processo di riforma avviato dal governo per costruire un sistema carcerario che combini sicurezza, diritti individuali e recupero sociale dei detenuti.
La stessa Corte Suprema, di recente, che ha pronunciato il rinvio dell'esecuzione della sentenza nei confronti di una persona in grave infermità fisica, aveva stabilito che in tali casi "è necessario fare riferimento solo alla gravità di questo determinare se sia tale da far sorgere l'attività ordinaria della restrizione della libertà, a un trattamento contrario al senso di umanità e ad una sostanziale elusione del diritto individuale costituzionalmente garantito alla salute dell'ordine, nulla tenendo conto della possibile incompatibilità della condizione patologica con la detenzione in carcere per quanto riguarda la preparazione di terapie appropriate. "


La Corte di Cassazione, pur modificando il suo precedente approccio, ha quindi affermato, in primo luogo, che il diritto alla salute del detenuto prevale sullo status dei detenuti, anche se potrebbe ricevere cure adeguate nel campo della detenzione ma, altro, limitava questa possibilità alle persone "in condizioni di grave infermità fisica" richiedendo la valutazione della gravità dell'impatto peritoneale.


La Costituzione, considerando l'Articolo 32 della salute come un diritto assoluto dell'individuo, riconosce l'appartenenza ai diritti che sono alla base di ogni comunità sociale e il cui diniego equivale alla negazione dell'uomo, come esponente di un consorzio civile e quindi determina per i malati nella vita una situazione qualificabile come diritto assoluto "erga omnes" che può essere attuato come diritto soggettivo (3-bis).


Di conseguenza, il legislatore ha sentito la necessità, prima con la regola dell'Art.5 della legge 419/98 e poi con la disciplina emanata dal D.Lgs. 22/6/1999 n.230, per adeguare la normativa precedente al dettato costituzionale e alle più recenti riforme sanitarie, al fine di garantire anche che il cittadino abbia condizioni di protezione della salute e "livelli di prestazione simili a quelli garantiti da cittadini liberi" '.


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